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LInghilterra - Lavversario del continente europeo Johann Von Leers

LInghilterra - Lavversario del continente europeo

Johann Von Leers

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61 pages
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 About the Book 

Il testo riprodotto nel Quaderno di geopolitica col titolo LInghilterra. Lavversario del continente europeo, è la traduzione della conferenza che von Leers tenne in lingua tedesca, il 15 giugno 1940, presso la sezione di Storia della CiviltàMoreIl testo riprodotto nel Quaderno di geopolitica col titolo LInghilterra. Lavversario del continente europeo, è la traduzione della conferenza che von Leers tenne in lingua tedesca, il 15 giugno 1940, presso la sezione di Storia della Civiltà dellIstituto Kaiser Wilhelm di Roma.Il professore tedesco individua nel 1090, e cioè nellinvasione normanna, il punto di svolta e la data di nascita della moderna Inghilterra: prima dallora, gli abitanti angli, sassoni e juti erano stati pacifici contadini- dopo larrivo e la vittoria di Guglielmo il Conquistatore, «lInghilterra normanna divenne lelemento perturbatore di primordine in Europa». Spiega ancora von Leers: «Dal momento che i Normanni presero possesso delle isole britanniche, la politica estera che da lì partiva mutò completamente. Gli Anglosassoni si erano soltanto difesi contro gli attacchi che partivano dalla terraferma. I Normanni invece si servirono dellInghilterra come base per reprimere le potenze della terraferma. Per primi hanno valorizzato linsularità inglese, il vantaggio di essere in una terra senza vicini e inattaccabile, come politica di potenza». Nelle pagine che seguono, attraverso lattenta rievocazione storica, von Leers individua i tratti principali della strategia anglonormanna - tratti nei quali riconosciamo molti tipici elementi della condotta duna potenza talassocratica. GlInglesi riconobbero nella maggiore potenza continentale - prima la Francia e la Spagna, poi la Germania - il loro principale nemico, e contro di essa rivolsero tutti gli sforzi, tenendo però ben fermi due elementi tattici: la valorizzazione della loro insularità, che faceva duna minaccia diretta un caso remotissimo- laggiramento del proprio punto debole, ossia la debolezza demografica, col ricorso a truppe ausiliarie, cioè agli altri paesi europei fomentati contro la prima potenza. Lacrimonia di Londra verso la Francia (e, dopo Sedan, verso la Germania), sarebbe in realtà lo specchio duna generale ostilità verso lEuropa: lInghilterra eleva il proprio status di potenza attraverso la supremazia marittima, e per mantenerla devessere sicura che non spuntino concorrenti- in particolare, deve impedire che lEuropa sunisca sotto una sola bandiera e, assicuratasi per terra, volga le proprie enormi risorse verso i mari (da qui la classica politica dellequilibrio). In un certo senso, possiamo rivedere in questa strategia, la cui formulazione von Leers attribuisce alla regina Elisabetta (seconda metà del XVI secolo), un clone su scala minore di quella indicata alcuni decenni prima da Sir Halford Mackinder a dimensione eurasiatica.La lettura di questo piccolo volume risulta interessante non solo a livello storiografico, ma lo è tanto di più nella misura in cui, traendone spunto, si può attualizzarne il contenuto e trarne qualche insegnamento per le cose presenti. Infatti, come possiamo notare, la condotta geopolitica dellInghilterra non è sostanzialmente mutata dopo il 1945, ma si è semplicemente adattata alle mutate situazioni: allo scadimento del ruolo egemone della corona britannica, allo spostamento del centro di potenza mondiale, al tentativo dunificazione europea. La strategia britannica si è adeguata a questi elementi di novità. Ai primi due, ha risposto accettando un ruolo subalterno agli USA, con tutto ciò che di remunerativo discende dallessere braccio destro della maggiore potenza mondiale. Al terzo, non ha fatto altro che continuare per procura (di Washington) e con mezzi differenti (non più militari ma diplomatici) la tradizionale politica ostile ad ogni saldatura nel Vecchio Continente: compito che esercita dallinterno dellUnione Europea, tramite lo strumento del veto conferitole dal requisito dellunanimità, prevenendo per quanto possibile ogni forma dintegrazione politica.